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Come intervenire sul microbiota: cosa sono i probiotici e a cosa servono

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Dopo aver approfondito a lungo le funzioni del microbiota, aver spiegato dettagliatamente di cosa si tratta e del come e perché risulti fondamentale per una buona salute del corpo umano ad ogni età, arriviamo ora a parlare di come si possa intervenire sul microbiota qualora fossero presenti degli stati di alterazioni, chiamate disbiosi.

Il microbiota deve essere considerato un vero e proprio organo: infatti, è un ecosistema complesso che contribuisce al benessere e alla salute dell’organismo umano, contiene geni e metaboliti biologicamente rilevanti che condizionano lo sviluppo della mucosa intestinale di ogni essere umano e contribuiscono anche alla sua omeostasi. Concetto, questo, fondamentale, in quanto per omeostasi si intende quella fondamentale capacità propria degli esseri viventi di auto-regolarsi al proprio interno mantenendo un equilibrio costante, anche in base alle condizioni esterne. La perdita di questi equilibri può condizionare l’insorgere di un ampio numero di patologie, tra cui figurano affezioni sistemiche e metaboliche.

Il microbiota sano contiene una composizione equilibrata di più classi di batteri cosiddetti commensali, ovvero quel tipo di batteri che non provoca né danni né benefici, dei batteri “neutri”, per così dire, che sono residenti permanenti di questo complesso ecosistema. I simbionti sono organismi con funzioni di promozione della salute. I pathobionti sono anch’essi residenti permanenti del microbiota, ma con la possibilità di indurre una patologia.

Durante la disbiosi (ovvero la condizione di squilibrio microbico dell’intestino), vi è uno spostamento innaturale nella composizione della flora batterica: il numero di simbiotici sono ridotti e i pathobionti sono aumentati. Le varie cause della disbiosi non sono del tutto chiare, ma è probabile che si possano includere i recenti progressi della società nei paesi sviluppati. Il risultato è l’infiammazione non specifica che può predisporre alla malattia infiammatoria in quelle persone geneticamente sensibili. In questo bilancio i “patogeni” sono agenti biologici che causano l’infiammazione rara e acuta.

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In questo contesto di delicato equilibrio, non va dimenticato e sottovalutato l’asse cervello-intestino o Gut Brain axis, che descrive il complesso sistema di comunicazione bidirezionale che esiste tra il sistema nervoso centrale ed il tratto gastrointestinale per mantenere l’omeostasi.

In questa rete di comunicazione bidirezionale, i segnali provenienti dal cervello influenzano la motilità, le modalità sensorie e secretive dell’apparato gastrointestinale, in medicina abbreviato con l’acronimo GI, mentre i segnali viscerali provenienti proprio dal Gl influenzano la funzione del cervello.

Molti pazienti colpiti da sindrome dell’intestino irritabile e da altre malattie funzionali dell’intestino giungono a questo punto proprio a causa di una disbiosi, ovvero uno stato di non salute, del microbioma intestinale.

Dal punto di vista funzionale numerosi dati sperimentali suggeriscono che i probiotici possono concorrere al rinforzo delle attività della barriera mucosa intestinale, in particolare influendo sulle cellule epiteliali intestinali (CE) e sui macrofagi, detti anche istociti, ovvero cellule fondamentali per le risposte immunitarie dell’organismo.

Le attività benefiche variano da probiotico a probiotico e sono ceppo-specifiche. Ogni ceppo quindi agirà con più o meno efficacia sui diversi fattori.

A livello prettamente intestinale i probiotici competono con i patogeni batterici per il numero di recettori presenti sulla superficie epiteliale e inibiscono l’adesione e la colonizzazione da parte di ceppi di batteri, detti enterotossigeni e enteropatogeni, ovvero portatori di malattie, più o meno gravi. Alcuni probiotici hanno la capacità di di legarsi a tossine o sostanze mutagene rendendole inattive, e dunque non più potenzialmente dannose, oppure possono fare in modo che non si accumulino, riducendone anche i tempi di transito intestinale.

Alcuni effetti dei probiotici sul funzionamento normale o patologico dell’organismo umano sono ben documentati, ed il loro impiego da soli o in associazione ad altre terapie può essere quindi considerato assodato e basato su ricerche evidenti e comprovate. In altre condizioni cliniche, invece, sono necessari ulteriori studi, perché le evidenze disponibili non sono sufficienti a dimostrare la reale efficacia dei probiotici stessi.

Fonte articolo: L’integratore Nutrizionale n. 1  Gen-Mar 2017 pag. 14 – 19

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Consulenti scientifici Blogger e specialisti

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