Colesterolo

Pillola anticoncezionale e colesterolo alto, esiste una relazione?

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Alcuni studi confermano gli effetti benefici degli estrogeni contenuti nella pillola anticoncezionale sul colesterolo, che sarebbe in grado di aumentare leggermente i livelli di colesterolo buono (HDL), diminuendo nel contempo quello cattivo (LDL).
Prima di affrontare questo argomento facciamo un breve ripasso su che cosa è la pillola anticoncezionale e come funziona.

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Cos’è la pillola anticoncezionale

La pillola anticoncezionale nasce nella prima decade del 1900 grazie agli studi realizzati dal biologo americano Gregory G. Pincus sugli effetti della somministrazione di due ormoni – normalmente prodotti dall’ovaio – in donne di Porto Rico ed Haiti. Egli scoprì che, a dosaggi appropriati, la combinazione di un estrogeno (derivato dell’estradiolo) e di un progestinico (derivato del progesterone) era in grado di sopprimere l’ovulazione in donne fertili.

Le pillole anticoncezionali attualmente in commercio sono quindi il frutto di una continua evoluzione in termini di ricerca. Infatti, considerata la loro diffusione (circa 10% della popolazione femminile in età fertile ne fa uso), sono tra i farmaci più studiati in assoluto. Per questo motivo, le donne che assumono la pillola anticoncezionale hanno una certa sicurezza di utilizzare farmaci di cui sono stati accuratamente analizzati i rischi e i benefici, sia nel breve che nel lungo periodo.

Come funziona la pillola anticoncezionale?

La pillola anticoncezionale agisce principalmente inibendo l’ovulazione attraverso il blocco della sintesi di due ormoni, l’ormone follicolo stimolante (Follicle Stimulating Hormon -FSH-) e l’ormone luteinizzante (Lutheinizing Hormon -LH-), entrambi secreti dall’ipofisi, una piccola ghiandola che si trova alla base del cervello. In aggiunta a questo meccanismo (di per sé sufficiente a inibire l’ovulazione) la pillola esercita altri due effetti, quali la modifica della consistenza del muco prodotto all’interno del canale cervicale, rendendolo impenetrabile agli spermatozoi e la modifica della mucosa dell’utero, rendendola inadatta all’annidamento dell’ovocita.

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Effetti della pillola sul metabolismo del colesterolo

La componente estrogenica e la componente progestinica del contraccettivo ormonale, hanno in genere un’attività opposta sul metabolismo del colesterolo. Pertanto, gli effetti della somministrazione della pillola anticoncezionale sull’assetto lipidico finale sono la conseguenza dell’equilibrio estro-progestinico presente all’interno del composto.

Estrogeni e colesterolo

In particolare, gli estrogeni agiscono a livello del fegato aumentando la sintesi di una proteina detta apoproteina A1, che rappresenta il primum movens nella sintesi dell’HDL (colesterolo “buono”), e diminuendo l’attività della lipasi epatica, un enzima deputato al catabolismo delle HDL.
Sempre nel fegato, gli estrogeni favoriscono inoltre la sintesi di trigliceridi e quindi delle lipoproteine ricche in trigliceridi.
Invece, a livello periferico gli estrogeni favoriscono un aumento dei recettori per le LDL ed una loro maggiore catabolizzazione. Quindi, il quadro lipidico relativo ai valori del colesterolo nel sangue usando la pillola con estrogeni si riassume in un aumento del rapporto HDL/LDL.

Progesterone e colesterolo

Viceversa, la somministrazione di progestinici antagonizza l’effetto degli estrogeni sul metabolismo del colesterolo, aumentando i livelli di LDL (colesterolo “cattivo”). Tale antagonismo è maggiormente evidente per i progestinici con spiccate proprietà androgeniche. Infatti, la componente androgenica dei progestinici diminuisce la sintesi epatica dell’apoproteina A1, aumenta l’attività della lipasi epatica, riduce la sintesi di trigliceridi, e riduce i recettori periferici delle LDL. Pertanto, il rapporto HDL/LDL risulta più basso.

Le pillole anticoncezionali utilizzate in passato (contenenti norgestrel come progestinico) determinavano un aumento delle LDL e una riduzione delle HDL.

Queste alterazioni in senso negativo delle LDL (e quindi del metabolismo del colesterolo) avevano fatto supporre che gli estrogeni e i progestinici determinassero anche un aumentato rischio cardiovascolare. In realtà, è stato dimostrato che il loro utilizzo non determina un incremento di tale rischio nemmeno quando era determinato un pattern lipoproteico negativo. Questo perché gli estrogeni controbilanciano gli effetti negativi dei progestinici.

Che cosa fare in caso di aumento di colesterolo?

L’aumento dei livelli di colesterolo è sostanzialmente legato ad un’alimentazione scorretta e a stili di vita sbagliati. Pertanto, se si osservano valori medio alti di colesterolo, il trattamento iniziale deve essere di tipo nutrizionale. In particolare è bene limitare l’assunzione di latticini (burro, panna, latte intero, formaggi), carni rosse, uova e crostacei. Va invece aumentato l’apporto di frutta, verdura e pesce. È utile incrementare l’attività fisica di tipo aerobico (bici, corsa, nuoto) perché questo porta a riduzione del colesterolo totale e aumento del colesterolo HDL. Un sano stile di vita può essere associato all’assunzione di integratori alimentari a base di fermenti lattici vivi ad azione probiotica e monacolina K, una molecola estratta dal riso rosso fermentato che aiuta al mantenimento di livelli normali di colesterolo nel sangue.

Se, nonostante questi accorgimenti, i valori ematici del colesterolo restano alti, è bene consultare il proprio medico.

Chi non deve assumere la pillola

Ricordiamo infine che la pillola anticoncezionale è controindicata se:

1) la donna o i familiari stretti presentano una storia di trombosi venosa;
2) l’età è superiore ai 40 anni o superiore ai 35 e la paziente è forte fumatrice (più di 15 sigarette al giorno);
3) sono presenti malattie croniche del fegato (epatite, cirrosi);
4) vi sono tumori in corso o già trattati in passato, in particolare del seno e dell’utero.
Viceversa, la presenza di fattori di rischio cardiovascolare, come una pressione del sangue troppo alta (ipertensione arteriosa), un aumento del colesterolo (ipercolesterolemia), dei trigliceridi (ipertrigliceridemia) o il diabete di tipo 2, non controindicano in modo assoluto la pillola, ma tutti vanno opportunamente trattati e ricondotti nei valori di normalità.

Fonti bibliografiche

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