Salute Orale

Scegliere il dentifricio giusto: le regole per scoprire il migliore

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Sorriso smagliante, alito fresco, denti bianchi: la promessa di ogni dentifricio che si rispetti! Eppure scegliere il dentifricio migliore, tra i moltissimi allineati tra gli scaffali dei supermercati o in farmacia, richiede la conoscenza delle specificità del prodotto in modo da trovare quello adatto alle caratteristiche della nostra dentatura. Nell’articolo analizzeremo come scegliere il dentifricio, a fronte del vasto assortimento in commercio e degli elementi funzionali in grado di soddisfare le nostre necessità.

In primis una corretta igiene orale

La funzione principale del dentifricio è di provvedere alla salute del cavo orale, prevenendo patologie e infiammazioni. Attraverso l’azione meccanica svolta dallo spazzolino, la pasta dentifricia rimuove sia i residui di cibo tra i denti che la placca batterica (cioè quella patina formata da batteri, sali minerali e sostanze alimentari) evitando la proliferazione di germi e la formazione del tartaro (che altro non è che un deposito indurito di placca).
Imparare a scegliere il dentifricio migliore è utile nella misura in cui si utilizza dopo ogni pasto: solo così le sostanze presenti nel dentifricio potranno agire sullo smalto e sulle gengive in modo efficace.

I componenti del dentifricio

La maggior parte dei dentifrici condivide i cosiddetti “principi attivi”, tra cui il perossido di calcio, per la cura dello smalto, e il fluoro, agente anti-carie per eccellenza, che rimineralizza lo smalto creando una barriera agli zuccheri che lo aggrediscono. A questi, poi, si aggiungono componenti collaterali con funzioni più specifiche.

In dettaglio, tra gli ingredienti base troviamo:

  • le sostanze abrasive (fosfato di calcio, bicarbonato di sodio, silice idrata) che lucidano lo smalto dentale, puliscono le macchie e asportano la placca.
  • le sostanze tensioattive (SLS, Sodio lauri solfato) ovvero quelle che producono schiuma e detergono;
  • gli addensanti (glicerina e cellulosa) che legano tra loro gli elementi solidi e liquidi contenuti nel dentifricio;
  • i lubrificanti (polietilenglicole e sorbitolo) che impediscono alla pasta dentifricia di seccarsi.
  • gli aromi, siano essi naturali o artificiali, sono costituiti da oli essenziali di mentolo, menta piperita, timolo, cannella, danno la sensazione di freschezza e alito profumato mentre i dolcificanti a-cariogeni come xilitolo, sorbitolo e saccarina, hanno effetti sul gusto e potere conservante;
  • i conservanti, tipicamente parabeni, hanno lo scopo di impedire il deterioramento del dentifricio.

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Tra i principi attivi aggiuntivi vanno menzionati poi gli agenti anti-batterici, tra cui spicca il triclosano e i regolatori di ph (fosfato di sodio e di calcio, idrossido e bicarbonato di sodio): questi ultimi agiscono sul ph mantenendolo basico (ph 7), creando cioè un ambiente sfavorevole allo sviluppo batterico.

Altri due parametri influiscono su come scegliere il dentifricio:

– l’indice di abrasività (Relative Dentin Abrasivity, RDA), che dovrebbe mantenersi tra RDA 70 -75 per una dentatura sana e sotto il 60, quando invece si hanno problemi di dentina esposta.

– il livello di fluoro (sotto forma di sali, fluoruro di sodio e potassio) che non deve, per legge, superare le 1500 p.p.m (parti per milione); nel dentifricio migliore si attesta tra le 1350 e le 1500 p.p.m., mentre per i bambini sotto i 6 anni, il contenuto massimo è inferiore a 500 p.p.m. , dato che non gestendo bene la deglutizione, rischiano di ingerire un quantitativo eccessivo di fluoro, possibile causa di fluorosi e macchie bianche sui denti.

Come scegliere il dentifricio in base alle tipologie

Veniamo ora a come scegliere il dentifricio in relazione al nostro tipo di necessità:

Se abbiamo denti fragili, o soggetti a carie oppure i colletti sensibili, il dentifricio migliore  è quello a base di sali di fluoro, che rinforza lo smalto, contrasta l’azione dei batteri e quindi la carie, attraverso un’azione che lega gli ioni di calcio sulla superficie del dente, rafforzando l’idrossiapatite, naturale barriera ossea contro acidi, batteri e placca. Quanto maggiore la quantità di fluoro contenuta, tanto più intensa la profilassi anti-carie, ma va concordata con il dentista la frequenza d’uso.

Come scegliere il dentifricio se il nostro cruccio sono placca e tartaro?  Dovremo privilegiare quei prodotti a base di cloruro di sodio, stimolante della saliva, che ha proprietà antibatteriche; oppure a base di sali di metallo (alluminio, zinco, stagno) che costituiscono una barriera protettiva all’interno del cavo orale. A rimuovere la placca contribuiscono altresì enzimi come  la glucosiossidasi e la lattoreossidasi, mentre per inibire la precipitazione dei sali di calcio, causa del tartaro, è efficace il pirofosfato.
Se il problema sono denti sensibili e gengive sanguinanti, il dentifricio migliore  è quello contenente, oltre all’indispensabile fluoro, il cloruro di stronzio e i sali di potassio, che agiscono come barriera sulla microporosità dentale.

I dentifrici antisettici a base di clorexidrina, tibenzenio idouro e triclosan, hanno invece un’azione antisettica e anti-placca diretta, per cui è necessaria la prescrizione dello specialista.
Un’ultima parola sui dentifrici a effetto sbiancante: per rimuovere la pigmentazione superficiale dello smalto, ricorrono a microsfere a bassa abrasività che, alla lunga, rischiano di alterare lo smalto stesso; vanno quindi usati con moderazione.

Fonti:

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2637_allegato.pdf
http://www.odontoiatria33.it/approfondimenti/16676/i-dentifrici-sbiancati-non-sostituiscono-l-opera-del-dentista.html
https://www.ildentistamoderno.com/dentifrici-fai-da-te-la-moda-che-danneggia-i-denti/
https://www.albanesi.it/benessere/dentifrici.htm

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