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Cosa fare quando i bambini hanno la febbre, i consigli per i genitori

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La febbre è definita come un aumento della temperatura corporea centrale mediato da un rialzo del set point termoregolatorio a livello ipotalamico in seguito al rilascio di pirogeni esogeni ed endogeni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità individua come temperatura centrale normale quella compresa fra 36,5 e 37,5 °C.

La febbre è un segno molto frequente nei bambini di ogni età e rappresenta motivo di richiesta di oltre il 30% di tutte le visite pediatriche. La gestione dei bambini con febbre rappresenta quindi un argomento di fondamentale importanza nella pratica quotidiana di genitori e pediatri.

Le Linee Guida della Società Italiana di Pediatria offrono indicazioni su cosa fare quando i bambini hanno la febbre. Raccomandano la misurazione della febbre per i bambini fino a 4 settimane in sede ascellare con termometro elettronico. In ambito ospedaliero o ambulatoriale, per i bambini oltre le 4 settimane, è possibile misurare la febbre in sede ascellare con termometro elettronico oppure in sede timpanica (auricolare) con termometro a infrarossi. A domicilio, per la misurazione da parte dei genitori o dei tutori, per tutti i bambini viene raccomandata la misurazione con termometro elettronico in sede ascellare.

In caso di febbre, bambini devono essere mantenuti in un luogo tranquillo, sicuro e confortevole, per minimizzare ulteriore stress e stati d’ansia che la situazione patologica può già di per sé comportare. In fase di rialzo febbrile, quando la vasocostrizione dei vasi delle estremità determina una sensazione di freddo e brividi, è importante che venga minimizzata la perdita di calore con adeguate coperte e indumenti.

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Bambini e febbre: cosa fare subito

Nella fase di discesa della febbre invece, è opportuno favorire la dissipazione del calore con abiti più leggeri. Non è consigliabile effettuare spugnature sul corpo con acqua, per ridurre la temperatura, in quanto possono creare disagio e, talvolta, vasocostrizione e brivido. Non è consigliabile eseguire spugnature con alcol perché causano vasocostrizione piuttosto che vasodilatazione, necessaria per la dissipazione del calore; l’alcol può essere inoltre assorbito attraverso la pelle o inalato con rischio di tossicità.

Fra le prime cose da fare quando i bambini hanno la febbre, sicuramente il monitoraggio del loro stato di idratazione. Durante gli stati febbrili il bambino è a maggior rischio di disidratazione, maggiormente accentuata in presenza di faringotonsilliti, gengivostomatiti e nausea, che limitano l’assunzione di liquidi e cibo, e in presenza di maggiori perdite come vomito e diarrea. I bambini più piccoli sono a maggior rischio per la maggior concentrazione di acqua nel loro organismo (pari a circa il 75% del peso corporeo vs il 60% del peso di un adulto).

Per evitare la disidratazione, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) consiglia l’uso di soluzioni, chiamate soluzioni O.R.S. (Oral Rehydration Salts), o S.R.O. (Soluzioni Reidratanti Orali) che contengono zuccheri e di sali minerali diluiti in acqua, meglio se fresca, in specifiche proporzioni. In commercio sono disponibili numerose soluzioni che rispettano questi parametri e si trovano sia pronte all’uso in brik (diluite, in confezione da 200-250 ml), sia in bustine da sciogliere in acqua (in varie diluizioni come indicate su ogni confezione), sia in compresse da sciogliere in acqua. Gli aromi sono in genere a gusto di agrumi, oppure banana o cola.

La somministrazione di vitamine (in particolare la vitamina C, la D ed il gruppo B) e sali minerali può proseguire anche durante la convalescenza, fase nella quale il bambino potrebbe essere più suscettibile ad una recidiva.

Quando alla febbre alta si accompagna uno stato di malessere generale dei bambini è indicato l’uso degli antipiretici. Tutte le Linee Guida sono concordi nell’utilizzo di ibuprofene e paracetamolo come antipiretici in pediatria.

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Fra i FANS l’ibuprofene è il farmaco con maggiore evidenza in letteratura di sicurezza in età pediatrica. È la sola molecola per la quale sono reperibili sufficienti dati di sicurezza d’impiego nel bambino e che è nota per essere associata con il minor rischio di effetti collaterali gravi a carico del tratto gastrointestinale, superiore rispetto agli altri farmaci della stessa classe.

In Italia l’ibuprofene, disponibile in formulazione sia rettale che orale, è autorizzato a partire dai tre mesi di età o 5,6 kg di peso corporeo. È importante sottolineare che il fine ultimo dell’impiego degli antipiretici è unicamente quello di ridurre il senso di malessere del bambino e non quello di trattare la febbre in quanto tale, essendo essa un meccanismo positivo di difesa dalle infezioni (la maggior parte dei virus sono termolabili, ovvero vengono uccisi da alte temperature).

Il paracetamolo è l’unico antipiretico che può essere impiegato fin dalla nascita, con un buon profilo di sicurezza nel neonato. Non esistono in letteratura segnalazioni di eventi avversi gravi a dosaggi terapeutici nei neonati, che risultano anche relativamente meno suscettibili all’epatotossicità del farmaco, probabilmente per la ridotta attività di enzimi ossidativi ed un aumentato turn over del glutatione.

Il paracetamolo può essere assunto anche in gravidanza. Il dosaggio e la frequenza di somministrazione devono essere adeguati in base all’epoca gestazionale.

Il paracetamolo è disponibile in formulazione rettale, orale e endovenosa (quest’ultima di uso prettamente ospedaliero). Le formulazioni orale e rettale a dosaggi standard hanno efficacia antipiretica e sicurezza sovrapponibili, tuttavia la somministrazione per via orale è preferibile in quanto l’assorbimento è più costante ed è possibile maggiore precisione nel dosaggio in base al peso corporeo, mentre la via di somministrazione rettale è da prendere in considerazione qualora il bambino manifesti vomito o di altre condizioni che impediscano l’impiego di farmaci per via orale.

L’uso combinato o alternato di ibuprofene e paracetamolo non è raccomandato sulla base delle scarse evidenze disponibili riguardo la sicurezza e l’efficacia rispetto alla terapia con un singolo farmaco.

Febbre alta e bambini: le differenze tra le varie età

Cosa fare quando la febbre è alta nei bambini, dunque? L’occorrenza di febbre in epoca neonatale (nei primi 28 giorni di vita) richiede immediata gestione, con l’esecuzione di esami ematochimici ed eventuali esami strumentali perché il bambino in questa età è a maggior rischio di infezione invasiva. In particolare, nel bambino di età inferiore a 28 giorni e febbre è sempre indicato il ricovero per l’elevato rischio di patologia grave (come sepsi e meningite).

Anche la presenza di febbre nei primi tre mesi di vita richiede una presa in carico urgente, con l’esecuzione di esami ematochimici ed eventualmente strumentali per la valutazione della gravità dell’infezione. Il ricovero è indicato in caso di infezione ad alto rischio.

Oltre i tre mesi di vita, in caso di febbre, è comunque sempre opportuna la valutazione da parte del Curante, ma non è strettamente necessaria la presa in carico ospedaliera.

Tuttavia, i bambini con febbre e un sintomo o segno individuato come critico devono essere considerati ad alto rischio e richiedono invece approfondimenti ematochimici, strumentali e gestione ospedaliera. Se il bambino è pallido, ha le mucose asciutte, non si alimenta, ha una ridotta diuresi ed è edematoso, non risponde agli stimoli sociali, non sorride, deve essere stimolato a lungo per alzarsi e compiere le normali attività oppure non riesce a stare in posizione eretta occorre considerare le ipotesi di ricovero e di esecuzione di approfondimenti diagnostici.

Inoltre, se nel piccolo vengono osservati flaring nasale (alitamento delle pinne nasali), tachipnea (frequenza respiratoria >50 atti respiratori/minuto nella fascia 6–12 mesi; >40 atti respiratori/minuto se età >12 mesi), saturazione dell’emoglobina ≤95% in aria ambiente, presenza di crepitii al torace, tachicardia (>160 battiti/minuto se età <12 mesi, >150 battiti/minuto tra i 12 e i 24 mesi, >140 battiti/minuto tra i 2 e i 5 anni di età), refill capillare superiore a 3 secondi è opportuno effettuare controlli specifici.

Cosa fare se i bambini hanno febbre alta che non passa

La maggior parte delle infezioni virali ha una durata di 72 ore circa. I bambini di età inferiore ai 24 mesi manifestano tendenzialmente picchi di febbre più alta rispetto al bambino di età superiore.

Se la febbre ha una durata superiore alle 72 ore, è opportuno che il bambino venga rivalutato dal Curante, che considererà le necessità terapeutiche in base all’età, al corredo di segni e sintomi e all’andamento della curva termica.

Attualmente non esistono dati che correlino l’entità della febbre con la gravità di specifiche malattie, né evidenze che dimostrino come la risposta all’antipiretico sia fattore predittivo dell’eziologia alla base della patologia febbrile. Tuttavia, valori estremi di temperatura corporea sono più frequentemente associati ad infezione batterica grave, soprattutto nei bambini di età inferiore a 3 mesi e/o con concomitante presenza di leucocitosi o incremento degli indici di flogosi.

Fonti:

  • National Institute for Health and Care Excellence. Feverish illness in children: assessment and initial management in children younger than five years
  • Chiappini E, Venturini E, Principi N, Longhi R, Tovo PA, Becherucci P, Bon- signori F, Esposito S, Festini F, Galli L, Lucchesi B, Mugelli A, de Martino M; Writing Committee of the Italian Pediatric Society Panel for the Management of Fever in Children. Update of the 2009 Italian Pediatric Society Guidelines about management of fever in children. Clin Ther. 2012;34:1648-53.
  • Chiappini E, Venturini E, Remaschi G, Principi N, Longhi R, Tovo PA, Becherucci P, Bonsignori F, Esposito S,
    Festini F, Galli L, Lucchesi B, Mugelli A, Marseglia GL, de Martino M, e i collaboratori al gruppo di lavoro multidisciplinare per la gestione della febbre nel bambino delle Linee Guida italiane. Gestione del segno e sintomo febbre in pediatria. Aggiornamento 2016 delle Linee Guida italiane. Pediatria Preventiva e Sociale. Supplemento al numero 3 ANNO XII – 2017.
  • Italian Panel for the Management of Fever in Children. 2016 Update of the Italian Pediatric Society Guidelines About Management of Fever in Children
  • Section on Clinical Pharmacology Therapeutics Committee on Drugs. Sullivan JE, Farrar HC. Fever and antipyretic use in children. 2011;127(3):580-7.
  • Chiappini E, D’Elios S, Mazzantini R et al. Adherence among Italian paediatricians to the Italian guidelines for the management of fever in children: a cross sectional survey. BMC Pediatr. 2013;13:210.
  • Linee Guida della Società Italiana di Pediatria. Gestione del segno/ sintomo febbre in pediatria 2012
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