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Coronavirus e immunità, risponde il virologo Giulio Tarro

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Sono ancora molte le domande rimaste aperte sul Coronavirus, sulla possibilità di presunte recidive, su quando potremo considerare conclusa l’emergenza, sull’implicazione degli animali, e così via. Alcune domande sul Coronavirus le abbiamo rivolte al virologo Giulio Tarro, uno dei migliori esperti di vaccini al mondo, che negli anni ’70 ha isolato il virus respiratorio sinciziale nei bambini affetti da bronchiolite, ed è oggi insignito di numerosissimi riconoscimenti prestigiosi.

Coronavirus: l’intervista al virologo Giulio Tarro

O: Sulla base dei dati oggi disponibili quanto possiamo stimare che duri l’epidemia Covid-19?

T: Domanda importante, possiamo rifarci all’epidemia avvenuta in Cina, cominciata a inizio novembre e comunicata dalle autorità a fine dicembre: ipotizzando questa data di inizio sappiamo che a metà marzo si è conclusa. Quindi abbiamo questo punto di riferimento. Ci sono stati poi altri Paesi dove si è sviluppata l’epidemia, anche con lo stesso background cinese, come la Corea, e poi l’Italia, che hanno registrato però andamenti differenti. Mentre da noi i contagi sono stati esponenziali e solo ora vediamo une decrescita del picco, in Corea c’è stata la possibilità di avere subito un livellamento grazie a diverse disposizioni politiche, come il tampone per tutti, senza limitazione, ed altre.

Per cui si presume, considerando i tempi cinesi, di poter ipotizzare una conclusione dell’epidemia per maggio inoltrato, massimo giugno.

O: Qual è la differenza tra la polmonite legata al nuovo Coronavirus rispetto alla comune polmonite?

T: Quella da Coronavirus è una polmonite classicamente virale; le altre sono cosiddette broncopolmoniti. Se nella polmonite l’infiammazione dei polmoni avviene dall’interno degli alveoli; nel caso del Coronavirus invece avviene nell’interstizio tra un alveolo e l’altro: in mezzo ci sono dei vasi e quindi l’alveolo viene colpito dall’esterno. C’è quindi una grande differenza sotto il profilo anatomopatologico.

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O: Si parla di casi di presunta recidiva da Covid-19, l’immunità potrebbe quindi non essere definitiva?

T: Bisognerebbe capire. Magari questi soggetti che hanno presentato la recidiva hanno avuto la 1° infezione che non ha causato un deficit immunitario tale da fargli sviluppare gli anticorpi. In genere è avvenuto che proprio gli anticorpi delle persone guarite sono stati utilizzati per intervenire nei casi più gravi.

O: La suscettibilità all’infezione da SARS Covid-2 degli animali domestici che sembra essere stata confermata, ovviamente va a complicare ulteriormente la situazione; ma è possibile che il virus si trasmetta anche tra animali e che possa arrivare, ad esempio, agli allevamenti di bestiame?

T: Queste notizie sono prive di senso critico, se c’è stato qualche passaggio è avvenuto dall’uomo all’animale, da noi al nostro gatto o al nostro cane, non viceversa. Non abbiamo niente da temere dal mondo animale, perché animali come gatto o cane non lo possono ripassare di nuovo all’uomo.

O: Rafforzare il sistema immunitario può essere utile a ridurre il rischio di contagio?

T: Questa è una bellissima domanda anche perché è una domanda che per ora è a doppio taglio: nel senso che il bombardamento mediatico delle notizie provenienti dai vari ospedali non fa altro che abbassarci le difese immunitarie, parlo ad esempio dello stress legato al bollettino delle 18. Certo, il livello delle difese immunitarie è fondamentale, tanto è vero che i bambini sono in grado di avere una malattia dal decorso molto mite, mentre non è così per chi ha un sistema immunitario compromesso, come gli anziani che magari hanno anche altre malattie in essere.

 

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