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Coronavirus e pazienti oncologici: cosa dice la ricerca sulle malattie

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Il SARS-CoV-2 ha avuto e ha tuttora un impatto globale a livello economico, sociale, storico, istituzionale e scientifico; ha cambiato le nostre abitudini e la nostra vita e, nonostante l’informazione che quotidianamente ci tiene aggiornati sulla pandemia, molte sono ancora le incognite circa la capacità di trasmissione del virus e le categorie di persone più a rischio. Tra queste ci sono le persone affette da malattie oncologiche.

Secondo i dati raccolti, circa l’80% dei contagiati risulta asintomatico o manifesta lievi sintomi di tipo influenzale non necessitano di particolari terapie; mentre nel restante 20% il virus si sviluppa in modo molto più aggressivo, causando anche gravi difficoltà respiratorie e il ricovero in terapia intensiva. In particolare, anziani e persone affette da ipertensione, diabete, problemi di tipo cardiologico e immunodepresse sono le categorie a più alto rischio.

Come si devono quindi comportare invece i pazienti oncologici nel caso risultino positivi al coronavirus? Che tipo di precauzioni devono prendere?

Malattie oncologiche: rischi e comportamenti da seguire

Per quanto riguarda le malattie oncologiche, i risultati delle ricerche e delle analisi statistiche dimostrano che i pazienti oncologici, in particolare coloro sottoposti a cicli di chemioterapia, fanno parte di quella categoria di persone più soggetta a contrarre infezioni di tipo virale e batterico. La chemioterapia, infatti, avendo anche azione immunosoppressiva, potrebbe aumentare la possibilità di contrarre virus e in particolare in questo periodo di essere esposti al SARS-CoV-2.

Tuttavia, al momento, non sono ancora disponibili dati scientifici che dimostrino l’impatto delle terapie sul rischio dei pazienti oncologici di contrarre l’infezione da nuovo coronavirus, né sulla possibilità di sviluppare maggiori complicanze.  In ogni caso, occorre sempre tener presente la tipologia di tumore, il suo stadio di avanzamento e le terapie che si stanno seguendo.

È importante, innanzitutto, trasmettere ai pazienti con malattie oncologiche il messaggio di non sospendere le cure in corso spinti dalla paura, ma di seguire sempre le regole di comportamento che dovremmo adottare tutti per ridurre il rischio di contagio e, in caso di sintomi influenzali, contattare il medico di riferimento che deciderà se sarà opportuno sospendere per un periodo l’iter clinico.

Coronavirus: le linee guida della rete cancer core europe

Sette centri di eccellenza nella cura delle malattie oncologiche che fanno parte della rete Cancer Core Europe (tra cui l’istituto nazionale dei Tumori di Milano) hanno recentemente stilato delle Linee Guida (pubblicate su Nature Medicine) per la cura dei pazienti oncologici ai tempi della Covid-19 in cui vengono elencati una serie di consigli su come riorganizzare le strutture durante l’emergenza sanitaria.

In particolare, partendo da un confronto reciproco delle loro esperienze, si sono focalizzati sui seguenti punti:

  • cercare di mantenere i pazienti infetti al di fuori dei i centri oncologici
  • fornire supporto psico-sociale
  • proteggere il più possibile i pazienti oncologici dal rischio di contagio
  • mantenere elevati i livelli di assistenza.

Purtroppo, in questi mesi è stato riscontrato che molti pazienti oncologici hanno rinunciato alle cure per paura del contagio. Per tutelare ancora di più la loro salute, tutti i sette centri hanno preso provvedimenti per cercare di mantenere elevati standard terapeutici, nonostante la carenza di numerose risorse quali dispositivi di protezione individuale, letti e personale.

Pazienti oncologici: i team di crisi

Attraverso un confronto reciproco, hanno cercato di fronteggiare l’emergenza sanitaria riorganizzando i reparti per garantire la miglior qualità e assistenza oncologica anche in questo momento di crisi.

A livello ospedaliero, è stato fin da subito creato un team di crisi che potesse coordinare e monitorare le misure adottate nei diversi reparti come per esempio limitando l’accesso alle sale di attesa per evitare assembramenti. In generale, l’obiettivo è stato quello di evitare il più possibile di far uscire di casa le persone affette da tumore. Inoltre, si privilegiavano i trattamenti sottocutanei e orali, piuttosto delle infusioni, per evitare tempi di permanenza troppo lunghi nella struttura.

Purtroppo, l’arrivo del Covid-19 ha cambiato stile di vita e abitudini di tutta la popolazione. È compito delle strutture sanitarie quello di trasmettere messaggi positivi e di incoraggiamento per evitare che il paziente oncologico abbandoni precocemente la terapia in corso. Allo stesso tempo, si senta supportato da consigli e attenzioni sia sul piano fisico che psicologico.

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