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Come si fa l’autopalpazione del seno? Una guida per farla correttamente

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Il tumore al seno colpisce il 40% delle donne sotto i 50 anni e quasi il 25% di quelle sotto i 40. Negli ultimi anni i tassi di guarigione sono migliorati rispetto al passato, anche recente. Malgrado il numero di casi di carcinoma mammario sia in continuo aumento, la disponibilità di strumenti sofisticati per la diagnosi precoce e di farmaci innovativi efficaci può fare la differenza. Quando le strumentazioni diagnostiche in uso negli ospedali oncologici non consentivano le odierne performance, l’autopalpazione del seno costituiva un caposaldo per la diagnosi precoce. Oggi questa procedura aiuta principalmente a rilevare lesioni sospette e, in ogni caso, non può sostituire la visita senologica ed esami strumentali quali la mammografia e l’ecografia.

L’autopalpazione del seno consente di conoscere l’aspetto del proprio seno in condizioni fisiologiche per essere in grado di notare qualsiasi cambiamento o anomalia.

Come si fa l’autopalpazione del seno

Imparare come si fa l’autopalpazione del seno permette di avere a disposizione uno strumento per riconoscere un’anomalia potenzialmente rischiosa e rivolgersi tempestivamente al medico.

L’autoesame del seno è composto di due fasi: un primo step di osservazione, che deve essere accurata e nella quale l’approccio deve essere di confronto con le caratteristiche usuali del seno; un secondo momento di palpazione vera e propria.

Per l’osservazione, è necessario uno specchio posizionato in un ambiente ben illuminato. Quella a busto eretto, spalle rilassate e braccia distese lungo i fianchi è la posizione migliore per evidenziare eventuali anomalie nella forma del seno, avvallamenti o protuberanze, cambiamenti nel colore della pelle, screpolature o ulcerazioni.

L’osservazione deve essere effettuata di fronte e di lato e ripetuta prima con le braccia alzate e le mani dietro alla nuca e poi stringendo le mani sui fianchi per contrarre e mettere in evidenza i muscoli pettorali.

L’autopalpazione del seno in pochi, semplici punti. Il secondo step è quello della palpazione vera e propria:

  • in posizione eretta, piegare il braccio corrispondente al lato da esaminare dietro alla nuca
  • unire i tre polpastrelli di indice, medio e anulare di una mano
  • farli scorrere con traiettorie circolari a coprire tutta la mammella
  • farli scorrere in direzione radiale (dall’esterno al capezzolo) coprendo tutta la mammella.

A cosa devo prestare attenzione? Durante l’autoesame occorre concentrarsi su eventuali cambiamenti di forma e/o dimensioni, ispessimenti, raggrinzimenti o sporgenze (anche nella zona ascellare), perdite di sangue o di liquido chiaro dai capezzoli (non associate a gravidanza o allattamento), alterazioni della forma dei capezzoli e del disegno del loro contorno, gonfiore, presenza di noduli o indurimenti della mammella, segni di infiammazione locale (arrossamento, gonfiore), dolore al seno o all’incavo ascellare senza una causa apparente.

In ultimo, la fase finale dell’autopalpazione del seno consiste nello stringere delicatamente i capezzoli fra indice e pollice per verificare che non ci siano fuoriuscite di liquido (siero o sangue). L’uso di un fazzoletto di carta aiuta a distinguere il colore del liquido.

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Quando si fa

L’autopalpazione del seno è consigliata a partire dai 20 anni di età, una volta al mese, una settimana dopo la fine del ciclo mestruale. La ghiandola mammaria risente delle oscillazioni ormonali determinate dal ciclo: questo è il momento in cui la mammella è più palpabile, permette un’esplorazione più semplice e riduce la probabilità che si generino falsi allarmi.

In gravidanza e durante l’allattamento l’autoesame del seno può essere eseguito sempre.

L’autopalpazione del seno può essere effettuata anche sotto la doccia: il calore distende i tessuti e facilita l’esame.

Autopalpazione del seno: quando allarmarsi

La rilevazione di anomalie suggerisce un consulto medico: più spesso si tratta di riscontri non preoccupanti, ma devono essere verificati da un professionista competente.

La presenza di noduli riscontrata durante l’autopalpazione del seno di per sé non deve allarmare. La ghiandola mammaria include nella sua struttura piccole formazioni nodulari e, nella maggior parte dei casi, si tratta di condizioni fisiologiche; tuttavia richiedono sempre un approfondimento medico. Il dolore non è un criterio valido per stabilire se si tratti di una lesione tumorale o no: i carcinomi mammari sono difficilmente dolenti nella fase iniziale.

Non ci si deve allarmare neppure se, al momento dell’autoesame, i seni non sono uguali fra loro, perfettamente simmetrici. Fare invece attenzione alla eventuale comparsa di nuove irregolarità rispetto alla più recente osservazione.

Fonti:

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