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Isolamento sociale e depressione, come vivere questo inverno

Le misure per prevenire l’ulteriore diffusione del virus SARS-CoV-2 stanno avendo importanti ripercussioni sociali, economiche e psicologiche. Se da un lato il distanziamento fisico è un sistema sicuro per contenere i contagi, dall’altro l’isolamento sociale che da esso deriva sta condizionando la salute fisica e mentale delle persone, causando l’aumento dell’incidenza di ansia e depressione e di disturbi da stress post traumatico.

La depressione è una vera e propria malattia, da non confondere con un generico stato di tristezza, che in Italia interessa nelle sue varie forme tre milioni di persone. Si stima che negli ultimi dieci anni l’incidenza di depressione sia aumentata del 18% e, avvertono gli psichiatri, con la pandemia sono attesi oltre 150 mila casi in più.

Isolamento sociale, le conseguenze del Covid-19 su umore e depressione

Il cervello umano è in grado di fronteggiare molto efficacemente episodi e periodi stressanti, anche molto intensi, concentrati però in un lasso di tempo limitato.

Diverso è il caso di stress ed emozioni negative che perdurano per mesi, se non addirittura anni. In questo caso le capacità di coping individuali, ossia di gestire le situazioni di stress senza esserne sopraffatti sono messe a dura prova. Quanto sta succedendo a causa della pandemia, con l’isolamento sociale che causa ansia e depressione, rientra in questa seconda categoria.

La perdita della routine, delle proprie abitudini, la limitazione di contatti, attività e spostamenti hanno un impatto sui sintomi di tipo ansioso e depressivo e causano la comparsa di disturbi psico- fisici sia negli adulti sia nei ragazzi e bambini, per i quali la privazione della scuola gioca un ruolo centrale.

A questo proposito, l’isolamento sociale davanti al quale i ragazzi si trovano porta a compensare questi vuoti cercando spazi diversi in rete e instaurando contatti virtuali. Una necessità che però nasconde il rischio, se protratta a lungo termine, di modificare il modo di rapportarsi all’altro e di vivere le relazioni, abituandosi a interagire solo in modo digitale.

Una ricerca condotta dalle Università dell’Aquila e di Roma Tor Vergata nelle settimane successive l’inizio della pandemia ha evidenziato che al lock-down erano associati un aumento di casi di depressione, ansia, insonnia e stress.

Un’altra ricerca, condotta dal dipartimento di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Gaslini di Genova, avviata tra marzo e aprile su 6.800 persone che hanno spontaneamente aderito da tutta Italia, ha messo in luce gli effetti psicologici indotti dall’isolamento su bambini e ragazzi. Ne è risultato che complessivamente, a seguito del lock-down, in circa due terzi del campione sono insorte problematiche comportamentali e sintomi di regressione.

Nei bambini in età prescolare i disturbi più frequenti sono stati irritabilità e disturbi del sonno, oltre che i disturbi d’ansia con inquietudine e ansia da separazione.

Nella fascia di età compresa tra 6 e 18 anni si sono verificati irritabilità, cambiamenti del tono dell’umore e disturbi d’ansia. Presenti anche in questo caso i disturbi del sonno, con difficoltà di addormentamento e generale alterazione del ritmo sonno -veglia, ovvero tendenza ad andare a dormire molto più tardi del normale e difficoltà a svegliarsi la mattina.

Tanto per gli adulti quanto per i ragazzi, non solo la quarantena può aggravare i disturbi psicologici e psichiatrici già esistenti, ma scatenarli nelle persone predisposte che non li presentavano fino a quel momento.

Attività e umore in isolamento sociale, come aiutare la psiche

“Non c’è salute senza salute mentale” ha affermato l’Organizzazione Mondiale della Sanità che, a seguito della pandemia, ha identificato una nuova sindrome: la pandemic fatigue, ossia lo stress indotto dalla pandemia. Non si tratta di conseguenze legate alla malattia Covid-19 ma alle misure necessarie per contenerla. Ansia, irrequietezza, tristezza possono comparire accanto a cefalea, colite, insonnia, calo di appetito. Come reagire?

Prima di tutto occorre accettare queste emozioni, pensando che sentirsi stanchi, tristi o poco motivati sia normale, data la situazione. E poi cercare di nutrire la mente con l’aiuto di libri, film, hobbies, con la pratica di attività manuali o affinando le proprie competenze in un ambito che sta a cuore, non necessariamente attinente alla sfera lavorativa. E, non ultimo, cercando di mantenersi attivi anche fisicamente. La rete abbonda di opportunità per allenarsi, rilassarsi o mettersi alla prova in qualcosa di nuovo; non resta che vincere la pigrizia e l’iniziale resistenza, e provare. Non è escluso che i risultati potrebbero essere sorprendenti. L’attività fisica è un grande alleato della salute mentale, anche in questo momento.

Nonostante il periodo di incertezza, vale la pena di considerare anche che dietro all’isolamento sociale legato al lock-down non esiste solo il rischio di ansia e depressione, ma possono celarsi delle opportunità; non sono rari i casi di persone che, proprio in questo periodo, hanno potuto riscoprire sé stessi dedicandosi ad attività sempre rimandate, focalizzando i propri interessi, o riscoprendo talenti e passioni dimenticate.

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Come affrontare un’altra stagione di isolamento sociale

Ormai è chiaro che i prossimi mesi dovranno essere vissuti all’insegna di numerose e frustranti limitazioni, alla ricerca di una nuova normalità. In generale son si tratta, molto probabilmente, di un periodo destinato a finire velocemente, e pensare che la situazione attuale sia solo transitoria può essere controproducente. Certo, le cose col tempo cambieranno ma vivere in una condizione di attesa può, specialmente nei più giovani, indurre una perdita di motivazione e frenare l’investimento nelle attività del presente, che invece è sempre possibile.

Per non farsi prendere dallo sconforto è utile pensare che ogni piccolo comportamento individuale può fare molto per il risultato finale e che ciascuno è molto più “protagonista” di quanto creda.

La storia insegna che questa fase, prima o poi, passerà e che dopo ogni crisi si verifica una fase di “rinascimento”. Nel frattempo, per affrontare una nuova stagione di isolamento è importante cercare di essere concentrati su sé stessi, sul proprio lavoro e su quello che questa situazione può, malgrado i limiti, offrire. Tutto questo vale naturalmente quando non sussistono problemi gravi, di qualsivoglia natura e per chi ha la fortuna di non incontrare il virus.

Lo smart working caratterizzerà anche il prossimo periodo; per far fronte a un’altra stagione di isolamento sarà necessario, per quanto possibile, mantenere un equilibrio tra l’attività lavorativa e la propria vita. Alcune “regole” possono essere di aiuto:

  • Crearsi una routine da seguire ogni mattina, anche se non si ha più l’obbligo di dover uscire.
  • Farsi una lista di cose da fare ogni giorno, così da essere facilitati nel portare a termine i compiti assegnati.
  • Programmare le proprie ore di lavoro, introducendo alcuni elementi di flessibilità ma mantenendo una certa struttura. Questo salvaguarderà anche delle ore di tempo libero e impedirà al lavoro di sconfinare nei fine settimana.
  • Condividere questi programmi con colleghi e superiori così come con le persone con le quali si vive può aiutare a mantenere l’equilibrio vita-lavoro.
  • Quando si lavora da casa, non cedere alla tentazione di iniziare a lavorare in pigiama! Meglio attrezzarsi come se si dovesse andare in ufficio, e introdurre qualche nuovo rito, come fare una pausa caffè ogni giorno alla stessa ora, oppure una telefonata, oppure una passeggiata nell’intervallo pranzo.
  • Cercare per quanto possibile di creare uno spazio fisico dedicato al lavoro, che diventi un punto di riferimento.
  • Fare pause pranzo regolari, non trascurare l’alimentazione e non cedere alla tentazione di continui snack e spuntini.
  • Sapendo che vengono meno tutte le possibili occasioni di interazione sociale, cercare di mantenerle con telefonate, incontri online, contatti con i colleghi per aggiornarsi sulle attività. Può essere utile programmare questi momenti nelle pause o nelle fasi della giornata in cui si sa di essere meno produttivi.
  • Cercare di uscire almeno una volta al giorno; anche una semplice passeggiata può essere di aiuto per mantenersi in attività.
  • Uscire all’aria aperta è fondamentale ma se questo non è possibile, ricorrere alle molte risorse on line per tenersi in allenamento o staccare dal lavoro: dalle lezioni di yoga a quelle di aerobica, pilates, zumba, mindfulness. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

Se tutto questo non funziona, se si sente di non farcela, se il malessere perdura, se si ha la sensazione di essere sopraffatti da questa situazione e di non vedere alcuna via d’uscita, allora non bisogna esitare a chiedere aiuto. Un sostegno psicologico potrebbe essere risolutivo per contribuire ad esternare le proprie difficoltà, aumentare il contatto umano, recuperare le energie necessarie per andare avanti.

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