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Polmonite: la prevenzione è fondamentale

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La polmonite è una malattia diffusa e caratterizzata da una mortalità relativamente elevata. Ogni anno colpisce circa 4 milioni di persone in Europa, continente nel quale è da tempo la prima causa di morte per infezione.

La polmonite è pericolosa sia direttamente, perché può ridurre significativamente l’ossigenazione del sangue e ledere organi vitali, che indirettamente, perché può sommarsi ad altre condizioni patologiche e causare la morte. Questo si verifica in particolare negli anziani.

Un punto di grande attenzione intorno al tema della polmonite è rappresentato dalle resistenze batteriche. La diffusione di batteri insensibili agli antibiotici comunemente impiegati per curare la polmonite complica il trattamento della malattia.

Durante la stagione fredda, l’infezione da virus influenzali e parainfluenzali può creare un substrato che favorisce lo sviluppo di batteri, circostanza che può determinare lo sviluppo di quella che viene definita superinfezione batterica, ovvero una sovrapposizione fra microorganismi.

Polmonite: in cosa consiste una buona prevenzione?

La buona prevenzione della polmonite consiste nella protezione dei soggetti a rischio.

Fra le persone maggiormente esposte al rischio di sviluppare la polmonite, anche i pazienti affetti da AIDS o altre forme di immunodepressione. In queste persone, si possono anche verificare infezioni causate da microorganismi insoliti, come funghi e parassiti. Negli anni ’80 la diffusione di casi di polmonite associata al fungo Pneumocistis jirovecii (all’epoca classificato come Pneumocystis carinii) mai osservati prima decretò l’inizio della tragica epidemia da HIV.

Fra le cause di indebolimento del sistema immunitario, anche l’assunzione di alcuni farmaci, come quelli che vengono prescritti dopo i trapianti d’organo, per prevenire il rigetto (farmaci immunosoppressori). Possono essere temporaneamente immunodepressi anche alcuni pazienti affetti da forme tumorali, in determinate circostanze anche a causa delle stesse cure oncologiche.

La concomitante presenza di malattie respiratorie croniche, come la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), favorisce le infezioni polmonari, le quali, a loro volta, ne aggravano il decorso.

I bambini piccoli e gli anziani, inoltre, hanno un sistema immunitario più debole: i primi perché immaturo e i secondi perché compromesso dall’età. Rappresentano, dunque, fasce di età a rischio per la polmonite.

Un’altra categoria esposta a questa infezione è quella dei fumatori, soggetti non solo ad un rischio maggiore di contrarre la polmonite, ma anche di andare incontro alle sue complicanze.

Anche per le persone reduci da interventi di chirurgia toracica è più elevata la possibilità di infezione polmonare: l’impossibilità di tossire correttamente e mantenere le vie respiratorie deterse riduce l’efficienza dei meccanismi di difesa dei polmoni.

I consigli per prevenire la polmonite

Il primo, e più economico, sistema di prevenzione della polmonite è quello di osservare rigorosamente l’igiene delle mani, una regola che vale per tutte le infezioni. Le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomandano di lavare le mani con acqua corrente calda e detergente liquido per 20 secondi.

Se vi sembra troppo noioso scandire il ticchettio dell’orologio, potete misurare il tempo cantando due volte il ritornello della canzone Happy Birthday.

Contro alcuni dei patogeni responsabili della polmonite è disponibile un vaccino.

Per la prevenzione delle forme da pneumococco, così viene comunemente chiamato lo Streptococcus pneumoniae, esiste la possibilità di sottoporsi alla vaccinazione antipneumococcica, inclusa nel Piano Vaccinale e offerta gratuitamente ai bambini piccoli, per i quali è indicata l’immunizzazione con vaccino coniugato. L’antipneumococcica è inoltre consigliata alle persone anziane (sopra i 65 anni è consigliato l’inoculo del vaccino polisaccaridico), immunodepresse o affette da malattie respiratorie croniche come la BPCO.

Anche il virus dell’influenza può scatenare una polmonite: dunque, la somministrazione del vaccino antinfluenzale è un sistema preventivo delle infezioni polmonari. Questo vaccino, che deve essere ripetuto ogni anno, è consigliato alle persone appartenenti alle fasce a rischio, in particolare agli operatori sanitari, agli anziani, ai malati cronici, anche di diabete, cardiopatie o malattie renali.

Inoltre, le persone particolarmente a rischio per polmonite possono essere protette, in caso di influenza, con la somministrazione di antivirali specifici.

Anche il vaccino anti-Haemophilus influenzae, che viene inoculato ai bambini piccoli in diverse dosi, può proteggere da alcune forme di polmonite.

Un significativo contributo alla protezione dalla polmonite può essere portato dall’eliminazione del fumo da sigaretta.

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Polmonite: prevenzione, cause, sintomi e rimedi

La polmonite può avere origine batterica o virale (eziologie molto più comuni) oppure fungina o ancora parassitaria (meno frequenti).

Le vie respiratorie sono esposte per loro stessa anatomia al contatto con i germi presenti nell’aria, ma dispongono di sistemi di difesa efficaci nell’ambito del sistema immunitario. Uno di questi meccanismi di protezione è prodotto dalle cellule dell’epitelio di rivestimento, che, quando vengono irritate dalla presenza di un elemento esterno, producono muco in quantità superiore al normale. Questo fluido ha la funzione di inglobare i microbi e di stimolare il riflesso della tosse, che mantiene deterse le vie aeree.

Inoltre, nell’apparato respiratorio sono presenti cellule del sistema immunitario che hanno funzioni di difesa, nello specifico alcune categorie di globuli bianchi. Un quarto meccanismo di protezione è rappresentato dalle proteasi, che sono enzimi capaci di spezzare il legame proteico. Le proteasi aggrediscono i microbi distruggendoli.

Quando il complesso delle difese naturali, o uno dei suoi elementi, risulta indebolito, per esempio a causa di una malattia concomitante, oppure si è esposti ad una fonte di contagio con carica microbica molto elevata oppure ancora il microrganismo penetrato nelle vie aeree è particolarmente potente, salta l’equilibrio fra fattori aggressivi e fattori protettivi e si verifica l’infezione.

Esiste, poi, una forma particolare di polmonite, definita ab ingestis, che si verifica quando, in condizioni di coscienza alterata, una persona inala accidentalmente particelle di cibo. Una volta finite nelle vie respiratorie, queste diventano sedi di proliferazione microbica, potenzialmente responsabile di un’infezione.

Il sintomo più comune della polmonite è la tosse, quasi sempre produttiva. Possono essere presenti febbre, dolore toracico, brividi e difficoltà respiratorie (dispnea), a seconda del tipo di microorganismo che ha causato l’infezione e delle condizioni del paziente.

La dispnea comporta una riduzione dell’ossigenazione del sangue, una condizione che può mettere a serio rischio organi vitali come il cervello e il cuore.

Nelle persone anziane si verifica spesso anche una perdita improvvisa dell’appetito, i cui effetti si sommano a quelli prodotti dalla polmonite.

Fra le complicanze più gravi della polmonite, la Sindrome da Distress Respiratorio Acuto (ARDS), una condizione potenzialmente mortale associata ad uno stato di infiammazione acuta grave, che comporta la fuoriuscita di liquidi dai capillari del polmone. Nell’organo si creano così versamenti che comprimono gli alveoli polmonari, impedendo la respirazione.

Nelle persone particolarmente indebolite, inoltre, il microrganismo alla base dell’infezione può disseminarsi nel sangue e diffondersi a tutto l’organismo, causando un’evenienza ad alto rischio di morte definita sepsi.

La polmonite virale, in generale, non riconosce una cura specifica e può essere trattata con la sola terapia di supporto. Le persone ad alto rischio di superinfezione batterica possono essere protette dalle complicanze dell’influenza con la somministrazione di farmaci antivirali come l’oseltamivir, che possono ridurre la durata e la gravità della malattia se assunti tempestivamente.

La polmonite batterica richiede la terapia antibiotica, che deve essere decisa dal medico in base a diversi fattori, fra cui il tipo di polmonite, l’età del soggetto, eventuali malattie copresenti o pregresse. Il criterio impone di scegliere una sostanza con attività cosiddetta ad ampio spettro, ovvero efficace contro molti dei microorganismi generalmente associati alla polmonite.

Le forme fungine e parassitarie sono molto più rare e necessitano di una terapia, rispettivamente, antimicotica o antiparassitaria.

Anche quando non ha comportato un ricovero ed è comunque guarita, la polmonite richiede un periodo di convalescenza, durante il quale è bene osservare riposo e ridurre l’esposizione a possibili fattori patogeni.

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