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Ascoltiamo con orecchie o testa? Svelato il legame tra udito e cervello

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Quale legame unisce udito e cervello? La funzione del cervello è molto più complessa di quanto la medicina abbia stabilito in passato. I suoni sono decodificati nella corteccia temporale, ma ricerche più recenti hanno stabilito che le vibrazioni sonore sono in grado di stimolare ogni parte del cervello, accendendo molte aree neuronali e andando a influenzare anche le regioni celebrali coinvolte nell’apprendimento e nella memoria.

Il rapporto udito e cervello è molto stretto e bidirezionale. I processi cognitivi, a loro volta, influenzano “come si sente”, un decadimento cognitivo, infatti, può peggiorare la capacità di ascoltare e comprendere le parole, favorendo la comparsa precoce di ipoacusia.
Scopriamo insieme alla Dott.ssa Gabriella Ba perché sentire bene può salvaguardare la salute della nostra mente.

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Chi sente male, tende a isolarsi 

“L’udito influenza molto la capacità di percepire il mondo e in modo particolare la relazione con gli altri, sottolinea Gabriella Ba, ordinario di Psichiatria Università degli Studi di Milano. “Un deficit uditivo condiziona in modo importante i processi d’invecchiamento: chi sente male tende a isolarsi, riducendo il proprio spazio vitale più di quando farebbe in modo fisiologico. In questo caso s’interrompe un canale comunicativo che consente di percepire il mondo, anche attraverso i rumori e i suoni: il canto uccelli, la radio, la televisione o un’auto che frena. Quanto ci appartiene, svanisce nel silenzio.

Quando non si sente, s’interrompe la comunicazione e la relazione con gli altri diminuisce, si riduce, fino ad annullarsi. Ci si ritira sempre di più, diminuiscono i contatti sociali e anche gli altri ci evitano, proprio perché i rapporti diventano faticosi e allo stesso modo scansiamo gli altri perchè non sentiamo, ma soprattutto perché ci vergogniamo della nostra menomazione. Tutto ciò peggiora il circolo vizioso dell’invecchiamento, gli stimoli calano, gli interessi si riducono e il ritiro sociale diventa la scelta più facile con conseguente ulteriore riduzione dello spazio vitale e impoverimento personale, che può portare a una vera e propria sindrome depressiva.”

Udito e cervello: quando l’udito cala, il cervello si modifica

Tre su quattro pazienti con deficit cognitivo hanno un disturbo uditivo. Sette milioni di persone avrebbero bisogno di un aiuto uditivo, purtroppo solo 1,8 milioni lo utilizza.

“Con l’allungamento della vita c’è stato un aumento di persone con deficit uditivo, ciò nonostante è sempre alta la resistenza a ricorrere alle protesi come se fossero qualcosa di cui vergognarsi e non uno strumento che risolve i problemi”, prosegue Gabriella Ba.

“È assurdo che nella nostra società mettersi un paio di occhiali sia un fatto normale, mentre mettersi le “chiocciole”, sia fonte di vergogna. Non ci si rivolge ai centri specialistici e con gli altri, parenti e amici, che ci spingono a consultarli, si nega il problema. Meno si sente più si rischia di sviluppare un deficit cognitivo, udito e cervello sono strettamente connessi. Sopperire ai deficit uditivi consente di ritardare quelli cognitivi”.

 Ideale un supporto psicologico

“Bisognerebbe pensare a supporti psicologici di tipo cognitivo-comportamentale finalizzati a modificare il vissuto della menomazione uditiva e affrontarlo serenamente come “evento normale “esattamente alla stregua di una miopia. Probabilmente tutto ciò è legato a un retaggio culturale, quando il sordo era sinonimo di disabile intellettivo, è necessario un lavoro psicologico culturale che ribalti questi vissuti e che consenta alle persone di usufruire dei rimedi a disposizione. Nell’epoca della chirurgia estetica a tutti i costi è incomprensibile come sia possibile che una piccola protesi, che risolve tanti problemi, faccia così tanta paura”, conclude Gabriella Ba.

Prevenzione e visite specialistiche

L’Italia ha una popolazione ultra 65 che supera il 22,6% e le malattie croniche sono in aumento. Prevenzione e diagnosi precoce sono gli strumenti ideali per proteggere udito e cervello. Dopo una certa età sarebbe consigliabile un check neuronale e test cognitivi per verificare lo stato mentale. Inoltre è importante avere una corretta alimentazione, fare esercizio fisico per stimolare e mantenere l’organismo sempre giovane. In caso di un calo uditivo, è fondamentale rivolgersi a uno specialista di fiducia, che potrebbe consigliare di ricorrere a un apparecchio acustico (www.mbenessere.it/acustica/apparecchio), in grado di restituire la capacità di sentire in maniera più chiara i suoni e una vita serena in mezzo a gli altri.

FONTI:
www.lorenzinifoundation.org /Consensus paper, 2017, Il cervello in ascolto
www.lescienze.it/ deficit uditivo
https://www.farmacianews.it/23293-2/
-Prof.ssa Gabriella Ba, ordinario di psichiatria Università degli Studi di Milano

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