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Pubblicato il 25 Novembre 2021 | Ultima modifica il 26 Settembre 2022

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Rimedi per acufene: tutto ciò che devi sapere

L’acufene, noto anche come “tinnito“, è un disturbo a carico dell’orecchio che si manifesta con una percezione sonora per lo più a tonalità acuta (simile a un fischio, a un ronzio o a uno scampanellio) in assenza di un’origine esterna. I rimedi previsti per il trattamento e la gestione dell’acufene sono mirati alla risoluzione della causa. 

Acufene, i rimedi più diffusi

Il suono percepito da chi soffre di acufene non è prodotto da una sorgente sonora, bensì da una sorgente neurale che genera un segnale bioelettrico. Possiamo, pertanto, definire questo tipo di acufene come una percezione uditiva “fantasma”, dove un segnale bioelettrico a livello delle vie uditive e del sistema nervoso viene “individuato” ed “identificato” come un segnale sonoro. Secondo la classificazione tradizionale, un acufene di questo tipo è “soggettivo” in quanto in assenza di una vera e propria sorgente sonora non è in alcun modo possibile che un esaminatore riesca a percepire tale segnale.

Diversa è la situazione in cui il rumore avvertito dal paziente è effettivamente generato da una sorgente fisica all’interno del nostro organismo, in rapporto di vicinanza con l’orecchio. Tale classe di acufeni vengono definiti “oggettivi”: il loro rumore è reale, prodotto all’interno od in prossimità dell’orecchio e, talvolta, può essere percepito e registrato anche dall’esaminatore.

Un altro metodo di classificazione degli acufeni si basa sulle caratteristiche del rumore percepito dal paziente, ossia:

  1. Acufene di tipo continuo

    Descritto dal paziente come un fischio, un fruscio, un sibilo, un soffio, un ronzio, un rombo o in molti altri modi, ma sempre con le caratteristiche di un rumore continuo, non pulsante od intermittente. Il termine “continuo” non si riferisce alla costante persistenza o meno dell’acufene o a variazioni della sua intensità, ma alle caratteristiche acustiche del rumore percepito. Generalmente tali acufeni riconoscono un meccanismo d’insorgenza “bioelettrico” a livello dell’apparato uditivo.

  2. Acufene di tipo pulsante

    Ovvero un rumore sincrono con il battito cardiaco che, indipendentemente dal fatto che possa essere percepito o meno dall’esaminatore, è sempre l’espressione di un fenomeno di tipo vascolare (flusso di sangue), peraltro non necessariamente correlato ad una patologia. 

  3. Acufene di tipo vibrante o intermittente

    Cioè una percezione sonora spontanea o provocata da movimenti della mandibola, deglutizione, respirazione o altro ancora. Rientrano in questa categoria clicks tubarici, crepitii articolari, ronzii correlati ad alterazioni funzionali dell’articolazione temporo-mandibolare le cui connessioni con l’orecchio sono ben note, o spasmi dei piccoli muscoli intrinseci dell’orecchio o della muscolatura del palato molle. Si tratta in ogni caso di acufeni di origine “meccanico”, ben percepiti dal paziente ed occasionalmente apprezzabili dall’esaminatore nel corso della visita.

Vasta è la gamma di rimedi proposti per apportare un beneficio all’acufene di origine neurosensoriale. Queste terapie includono l’informazione del paziente e il counseling, la terapia cognitiva  comportamentale e le terapie sonore con apparecchi acustici. Oltre questi approcci, anche i rimedi fitoterapici e l’agopuntura possono essere d’aiuto per il trattamento degli acufeni. Spesso, l’acufene dipende da una causa specifica, come ad esempio una patologia organica identificabile, la semplice presenza di cerume del condotto uditivo esterno, malattie dell’orecchio medio (otosclerosi o disfunzione della tuba di Eustachio), patologie cocleari (malattia di Ménière) etc. In questi casi, i rimedi per acufene mirano ad identificare e trattare le condizioni specifiche sottostanti.

Rimedi per acufene (non solo naturali)

Gli effetti dell’acufene sulla qualità della vita variano ampiamente. La maggior parte dei pazienti accusa acufeni poco severi; altri soffrono di ansia, depressione e di estremi cambiamenti di vita. In questi casi è necessaria un’identificazione ed un intervento rapido. 

In termini diagnostici, un’accurata valutazione del paziente con acufene è un passo fondamentale e già da sola anche un significato terapeutico, riuscendo spesso a ridurre la reazione d’allarme del paziente, e a rompere l’associazione tra acufene e pericolo, grazie alla possibilità di escludere o accertare con certezza qualunque causa patologica sottostante.

L’iter valutativo dell’acufene prevede diverse fasi. Inizialmente, con l’anamnesi vengono indagate – come per qualunque altra patologia – le caratteristiche del sintomo, l’epoca di comparsa, gli eventuali fattori associati, la concomitante presenza di ipoacusia, etc. Il protocollo diagnostico prosegue in modo differente in base al tipo di percezione riferita, a seconda cioè che l’acufene appaia di verosimile origine bioelettrica (acufene soggettivo), oppure che si presenti con caratteristiche di pulsazione o vibrazione, tali da far sospettare un’origine vascolare o meccanica ed una effettiva sorgente sonora endo-auricolare o periauricolare. 

Per l’acufene non esiste cura miracolosa capace di annullare subito e senza fatica il disturbo, ma la TRT, (Tinnitus Retraining Therapy) porta un aiuto reale ed efficace a chi soffre di acufene con la riduzione della percezione del disturbo. Questa terapia si fonda sul modello neurofisiologico ideato e messo a punto da Pawel J. Jastreboff secondo il quale tutti i segnali presenti nelle vie uditive sono sottoposti a un filtro prima di arrivare allo stato di coscienza.

Le reti di neuroni responsabili del filtro sono situate a livello dei centri nervosi del sistema limbico e si comportano come veri e propri filtri dei suoni che siano esterni o generati internamente. La TRT non agisce, quindi, sulla “sorgente” o sulla “causa” ma mira a “scollegare” la reazione neurovegetativa che intensifica e mantiene la percezione dell’acufene, dalla sorgente stessa, (Reaction Habituation, ovvero “adattamento della reazione”), creando delle vere e proprie modifiche strutturali a livello del sistema nervoso, possibili grazie alla plasticità del sistema nervoso stesso e quindi, grazie alla perdita di “significato” del segnale, una vera e propria assenza di percezione dell’acufene (Perception Habituation). 

Il passo fondamentale della TRT, senza il quale non è in alcun modo ottenibile alcun risultato duraturo, è rappresentato dall’accurata “demistificazione” dell’acufene, dimostrando al paziente in modo inequivocabile l’assenza di uno stato patologico sottostante potenzialmente pericoloso, sulla base della valutazione diagnostica effettuata, ed allo stesso tempo che l’acufene non è un fenomeno irreversibile. 

E’ bene precisare che la TRT non è una psicoterapia, poiché non interviene in alcun modo sui processi psicologici generali o sulle reazioni emotive generiche o caratteriali del paziente, ma va solo a modificare la catena specifica di eventi sottostante alla percezione dell’acufene ed alla determinazione del fastidio. 

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L’altro elemento fondamentale della TRT è la riduzione dell’intensità di percezione soggettiva dell’acufene, ottenuta attraverso la competizione del rumore ambientale o mediante la somministrazione continuata di una minima quantità aggiuntiva di rumore dall’esterno. La prima regola per un paziente con acufeni è quindi quella di evitare in modo rigoroso il silenzio assoluto, che priverebbe di qualunque competizione la percezione dell’acufene. 

Nella pratica la TRT consiste nella stimolazione sonora tramite dispositivi specifici capaci di inviare rumore ambientale in diverse situazioni, quali i generatori di rumore bianco indossabili (“sound generators”), i diffusori ambientali (“sound machines”) e perfino speciali cuscini amplificati per il trattamento notturno (“sound pillows”). I generatori di rumore “indossabili”, strutturalmente simili a delle piccole protesi acustiche, rappresentano la soluzione migliore nella maggior parte dei casi. E’ essenziale che, anche per un acufene monolaterale, il segnale giunga al cervello senza una precisa localizzazione spaziale (effetto surround), per garantire la naturalezza del segnale stesso e l’effettiva azione a livello delle vie uditive centrali.

Esistono diversi modelli di generatori di rumore indossabili (definiti anche “miscelatori”) in base alla funzione che assolvono. Affinchè siano idonei ai fini della TRT i generatori non devono in alcun modo occludere il condotto uditivo, il che verrebbe a ridurre la percezione dei rumori ambientali normalmente provenienti dall’esterno, aumentando l’intensità soggettiva dell’acufene e riducendo la capacità uditiva, cosa che non avviene assolutamente quando il condotto viene lasciato aperto; deve essere pratico, facilmente indossabile e rimovibile, ben stabilizzato e non percepito, come presenza fisica, dal paziente, onde evitare che venga portata volontariamente attenzione all’orecchio.

La soluzione migliore è rappresentata dai dispositivi retroauricolari, simili a delle piccole protesi acustiche da indossare dietro e sopra l’orecchio. Al generatore vero e proprio è collegato un piccolo tubicino trasparente attraverso il quale il rumore (di intensità molto bassa) viene inviato all’interno dell’orecchio. Il tubicino viene ancorato all’orifizio esterno del condotto uditivo attraverso una chiocciola in materiale plastico (rigorosamente aperta e non occludente), perfettamente adattata alla conformazione fisica del padiglione del paziente, del quale viene allo scopo presa l’impronta dall’audioprotesista. Il “miscelatore” va indossato per tutta la giornata e rimosso solo per esigenze particolari o al momento di coricarsi la sera.

E’ bene però precisare che non sempre è indispensabile l’applicazione dei miscelatori e che molti pazienti con situazioni più lievi od acufeni percepiti solo nel silenzio, o nel relax, possono limitarsi ad utilizzare altri dispositivi quali i generatori ambientali (soundmachines), in grado di diffondere nell’ambiente un omogeneo rumore di contrasto per evitare il silenzio assoluto, oppure CD appositamente realizzati con idoneo rumore ambientale di sottofondo privo di significato (es. pioggia, scroscio d’acqua, rumore bianco, o associazioni tra vari elementi acustici). Un dispositivo particolarmente utile, per proseguire il trattamento anche durante il sonno, e per agevolare l’addormentamento, sono i cosiddetti “tinnitus pillows” ovvero speciali cuscini modificati, contenenti all’interno due micro-diffusori acustici, ai quali può essere collegato il lettore di CD. 

Infine, nei casi di acufene più lievi, di recente insorgenza, o con ridotta reazione di allarme ed interferenza minima, ed in assenza di patologie psichiatriche, la maggior parte del risultato è ottenibile solo con il dialogo tra medico e paziente (“counseling”).

Un rimedio per gli acufeni

Altri rimedi per la gestione dell’acufene, mirano alla cura dell’alimentazione ed in generale allo stile di vita. Attenzione quindi al consumo di latticini che possono interferire negativamente con lo stato di salute del muco corporeo. Evitare le bevande alcoliche che potrebbero accumularsi a livello dei fluidi dell’orecchio, ossidando le cellule ciliate dell’orecchio interno. 

Preferire una cena, e più in generale, pasti leggeri che non impegnano troppo l’apparato digerente e non compromettono la qualità del sonno. Anche l’assunzione eccessiva di caffeina o di bevande che la contengono in grandi quantità è da evitare. Infine, è bene verificare anche eventuali allergie o intolleranze alimentari.

Tra i rimedi naturali indicati nella gestione degli acufeni rientrano per esempio le terapie che prevedono la somministrazione dosata e controllata di melatonina. Anche l’apporto di zinco sotto forma di integratori può alleviare i disturbi da acufenia.  

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