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Pubblicato il 18 Agosto 2020 | Ultima modifica il 16 Ottobre 2020

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Quante calorie ha la birra? Mito e verità su dieta e intestino

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Fresca e spumeggiante, rigorosamente servita nel bicchiere giusto, la birra rappresenta innegabilmente una delle bevande più consumate al mondo, subito dopo l’acqua ed il tè. La birra accompagna da secoli la storia dell’uomo: si tratta infatti – probabilmente – della prima bevanda alcolica prodotta dall’umanità. Le prime notizie sulla birra risalgono alle civiltà più antiche come quella Mesopotamica ed Egizia. Ma quante calorie ha la birra? 

Birra e Microbiota intestinale

La birra è una bevanda a base di acqua, malto da orzo o altri cereali e luppolo fermentata da funghi Saccharomyces boulardii subsp. cerevisiae. Il fungo fermenta gli amidi contenuti nel malto producendo piccole quantità di alcool etilico. La birra contiene diverse sostanze antiossidanti che possono prevenire gli effetti dannosi dei radicali liberi. Se bevuta con moderazione, quindi, la birra può essere un aiuto alle problematiche legate all’ossidazione.

Il fungo che aiuta la fermentazione, inoltre, svolge un’attività probiotica importante. Si è visto che i soggetti che vanno incontro a malattie infiammatorie intestinali (IBD), come rettocolite ulcerosa e Morbo di Chron, spesso sono carenti nel proprio MICOBIOTA (ovvero l’insieme quali-quantitativo di funghi presenti nell’intestino umano, da non confondersi con microbiota) di Saccharomyces cerevisiae.

L’eccesso di consumo di birra, però, porta a dei danni proprio al microbiota intestinale. L’alcool etilico infatti è promotore di forti dismicrobismi che conducono a rialzi di phyla come Proteobacteria a discapito di Bacteroidetes e Firmicutes (i due phyla maggiormente predominanti nel microbiota umano). Gli effetti che si sono visti in sperimentazione animale e umana sono:

  • aumento di casi di SIBO (Small Intestine Bacterial Overgrowth), una condizione che porta ad accrescimento di popolazioni batteriche nel tenue (piccolo intestino) rispetto al colon con conseguenze di malassorbimento, diarrea e steatorrea
  • rialzo dell’infiammazione subclinica ad opera del rilascio di LPS proinfiammatori che conducono a infiammazione metabolica che contribuisce a danneggiare il fegato già, a sua volta, compromesso dall’abuso di alcol, portando a problematiche quali la steatosi epatica (fegato grasso)

Quante calorie ha la birra? Cenni scientifici

Interessante è poi notare come i soggetti che abusano di alcol hanno un dismicrobismo fungino che li porta ad avere una riduzione delle popolazioni del genere Saccharomyces, proprio il fungo che serve a fermentare la birra (e il vino), a discapito di altri funghi come quelli del genere Candida.

Sono stati condotti degli studi, principalmente nel ratto ma anche nell’uomo, in cui si dimostra la possibilità di prevenire e trattare il dismicrobismo indotto da alcol etilico con probiotici, prebiotici e sinbiotici. I risultati si sono dimostrati promettenti. Il ceppo che è stato maggiormente indagato in questo senso è il Lactobacillus rhamnosus GG

Esiste una particolare sindrome nota come Sindrome dell’autofermentazione alcolica (Auto-Brewery syndrome) per la quale i rari individui che ne soffrono presentano un MICOBIOTA (nuovamente da non confondersi col più noto microbiota) con eccessiva presenza di Saccharomyces cerevisiae (come nel caso del microbiota l’eubiosi è data dall’EQUILIBRIO tra le varie popolazioni, un eccesso, anche di un elemento “buono” non va mai bene). Questi soggetti possono presentare un tasso alcolemico più alto della norma anche senza aver bevuto bevande alcoliche. Il fungo infatti metabolizza gli amidi assunti normalmente con la dieta (pasta, pane, patate, ecc…) producendo…alcol etilico che, una volta assorbito dall’intestino, va in circolo portando il soggetto ad un vero e proprio stato di ebbrezza anche se ci si trova in totale sobrietà.

La birra come alimento

Quella consumata dai Sumeri e dagli Egizi era ovviamente una bevanda ben diversa da quella a cui siamo abituati: si trattava di un liquido fermentato a bassa gradazione torbido e denso – al quale, non di rado, venivano aggiunti anche latte o farina – che veniva lasciato fermentare più volte, tanto da ottenere quello che veniva definito “pane da bere”. 

Tale definizione, tuttora in uso, fa chiaramente intuire che la birra non rappresenta esclusivamente una delle bevande alcoliche più note e apprezzate al mondo ma possiede proprietà nutritive interessanti. La birra più ricca di nutrienti è sicuramente quella “cruda” ossia quella artigianale non sottoposta al processo di pastorizzazione: l’assenza di questo passaggio nella lavorazione ne mantiene infatti inalterate le proprietà nutritive.

Quante calorie ha la birra? Proprietà alimentari

Composta prevalentemente da acqua (85%) e alcol (3-9%) la birra può contare sulla presenza di alcune sostanze funzionali racchiuse principalmente nel luppolo ed malto d’orzo, veri e propri scrigni di vitamine, sali minerali ed antiossidanti preziosi per il benessere della pelle e dell’organismo. Oltre a zuccheri, proteine, vitamine del gruppo B – utilissime per la digestione ed il sistema nervoso – sono presenti alcune sostanze azotate, tannini e sali minerali.

Il luppolo della birra e il suo valore nutrizionale

La birra, deve ovviamente molte delle sue proprietà, ai suoi principali ingredienti primo fra tutti il luppolo (Humulus lupulus L.), rimedio erboristico utilizzato da secoli per le sue proprietà lenitive, digestive e  rilassanti.Secondo la tradizione, la prima aggiunta del luppolo può essere attribuita alla celebre Santa Ildegarda von Bingen (1098-1179), nel monastero di Rupertsberg che aveva ipotizzato l’utilità della pianta nell’ambito della bevanda in virtù delle sue proprietà antimicrobiche e stabilizzanti, così da garantire alla birra una maggiore durata. Ricco di olio essenziale e polifenoli (xantumolo e flobafeni) dotati di proprietà antiossidanti, il luppolo contiene anche alcune sostanze definite A-acidi (umulone, luppolino, luppolo) responsabili del suo sapore amaro.

Tanti gli spunti forniti dalla ricerca scientifica di tutto il mondo, che avrebbe evidenziato per la biondissima bevanda alcune proprietà benefiche: oltre a possedere effetti antiossidanti, utili per contrastare l’azione dannosa dei temibili radicali liberi, la birra sarebbe in grado – ovviamente utilizzata senza esagerazioni – di rallentare l’invecchiamento, ridurre il rischio cardiovascolare, conciliare il sonno, favorire il relax, prevenire l’osteoporosi in menopausa, limitare la formazione di calcoli renali (per il suo effetto diuretico) e addirittura prevenire alcune forme di cancro come quelle del seno e del colon.

La birra e il suo contenuto alcolico

Naturalmente, come abbiamo visto, ogni affermazione salutistica riferibile alla birra dovrebbe trovare le adeguate conferme in ambito scientifico ma soprattutto è fondamentale tenere in considerazione che, per il suo contenuto di alcol etilico, non solo è classificata tra gli alimenti potenzialmente dannosi per l’uomo ma può favorire l’assuefazione e l’abuso.  A fronte dell’interessante valore nutritivo non va comunque trascurato il tenore energetico rilevante della birra, legato anche alla presenza, oltre all’alcol, di carboidrati e sostanze proteiche, tanto da raggiungere circa le 30-60Kcal per 100 ml. Anche per il consumo di birra dovrebbe quindi prevalere il buon senso: evitare gli eccessi può consentire di ottenere qualche beneficio rimanendo al riparo da potenziali pericoli.

La birra dovrebbe essere evitata in caso di sovrappeso, perché l’apporto calorico elevato può favorire il sovrappeso e l’accumulo adiposo, soprattutto a livello della fascia addominale (pancia alcolica). Dovrebbe evitare il consumo di birra anche chi soffre di disturbi gastrici e ipertensione conclamata. La birra tradizionale è vietata anche in caso di celiachia: in questo caso è possibile consumare birre prive di glutine.

Il lievito di birra

Non va dimenticato che anche il “lievito di birra” – noto ingrediente ampiamente utilizzato per assicurare la giusta lievitazione di prodotti da forno come pane, pizza e focaccia – come ci suggerisce il nome, trae origine dalla birra. La definizione di “lievito di birra” fa infatti riferimento a lieviti – colonie di funghi microscopici appartenenti alla famiglia del Saccharomyces cervisiae – responsabili, da migliaia di anni, della fermentazione della birra, ma anche di vino e pane.

Ma il lievito di birra (secco) rappresenta anche un supporto interessante per il benessere dell’intestino, ad esempio in presenza di un’alimentazione squilibrata: oltre ad esercitare un’azione tonica generale e riequilibrante della flora batterica intestinale, migliora l’efficienza del sistema immunitario. Rappresenta inoltre una delle sostanze naturali più note ed utilizzate per il benessere della pelle, che grazie alla sua azione purificante diventa più luminosa, ma anche di capelli e unghie, dei quali favorisce la crescita e la forza.  Facilmente reperibile in commercio sotto forma di tavolette, capsule o bustine granulari da sciogliere in acqua – costituisce una buona fonte naturale di sali minerali, vitamine, proteine ed oligoelementi.

Fonti:

  • Enciclopedia della birra – Aspetti nutrizionali
  • Storia della birra
  • Max Nelson, The Barbarian’s Beverage: A History of Beer in Ancient Europe pp2, Routledge (2005)
  • Role of Characteristic components of Humulus lupus in promoting human health – Lin M et al.J Agric Food Chem (2019)
  • Hop compounds: extraction techniques, chemical analyses, anti oxidative, antimicrobial and anti carcinogenic effects.
  • The multiple biological targets of hops and bioactive compounds – Bolton JL,Dunlap TL, Hajirahimkhan A, Mbachu O, Chen SN, Chadwick L, Nikolic D, van Breemen RB, Pauli GF, Dietz BM (2019)
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